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Storia

Ultima modifica 14 aprile 2017

Nell’Alto Medioevo il paese rispondeva al nome di Castagnino Secco: la prima parte del nome deriva dal latino "castagnetum", per indicare l’idoneità della zona alla coltura del castagno; la seconda parte, invece, dal cognome di origine germanico - longobarda "Sich", da cui provengono anche nomi tipici di quell’epoca, come Sicardo, Sichifredo e Sicco. In seguito, il nome diventò Breda de’ Bugni: Breda è un toponimo diffusissimo in Lombardia ed indica "casa colonica con podere", mentre Bugni è la versione volgare di "stagni".

La storia di Castelverde inizia nel 218 a.C., quando i Romani fondarono le colonie gemelle di Cremona e Piacenza. Il territorio, interamente paludoso, fu bonificato e coltivato a grano e vite (colture ritenute "dominanti" dai romani), nonché a castagno. Testimonianze di vita nella zona anteriore al 218 a.C. sono state verificate nel 1898, quando venne scoperto, nel territorio dell’attuale Costa S. Abramo, un insediamento risalente all’età del bronzo, costituito da capanne e palafitte costruite sulla terraferma e circondate da fossi e corsi d’acqua (i reperti archeologici sono custoditi nel Museo Civico di Cremona).

Tornando ai fondatori Romani, fu loro l’opera di ripartizione delle terre in "centurie", quadrati di terreno formati da cento parcelle di due jugeri ciascuna. La vita del paese fu strettamente legata a quella della vicina città sino alle prime incursioni barbariche, poi questa simbiosi si spezzò. Cremona si chiuse nelle sue mura, abbandonando la sua provincia e le sue campagne, che furono smembrate ed in buona parte incluse nelle proprietà di Brescia e Bergamo. Dopo un lungo periodo oscuro, nel 1183 i monaci cistercensi cominciarono a prendersi cura del territorio, realizzando bonifiche ed arginature. Successivamente, furono i Cistercensi dell’abbazia di Cavatigozzi a guidare la comunità ecclesiale di Castagnino Secco dal 1463 al 1677. Di quei tempi sopravvivono ancora ai giorni nostri alcune interessanti testimonianze architettoniche: la villa-castello Soresina Vidoni di Terra Amata e il castello Trecchi di Breda de’ Bugni, esempi tipici di residenze feudatarie.

L’organizzazione del territorio portò ad una differenziazione dei tipi di colture in rapporto all’estensione dei campi coltivati. A tale situazione si adeguarono il catasto di Carlo V, compilato tra il 1549 ed il 1551, e quello di Maria Teresa d’Austria, iniziato nel 1721 e protrattosi per diversi anni. Dalle riforme teresiane all’unità d’Italia, Castelverde portò il nome di Breda de’ Bugni. A metà del secolo scorso, il comune è descritto come un piccolo villaggio del distretto di Pizzighettone, con meno di 3.000 abitanti.

Accanto alle coltivazioni tradizionali (frumento, miglio, fave, fagioli e fieno), si incrementa la pianta del gelso, talmente diffuso nella zona da essere probabilmente all’origine del nome di Castelverde, che risale al 1868, anche se era destinato a non essere ancora definitivo. Infatti, nel 1928, il capoluogo di questo comune, che sotto la dominazione di Castelverde racchiudeva le frazioni di Livrasco, Ossalengo, Marzalengo, S. Martino in Beliseto, Tredossi, Costa S. Abramo e Castelnuovo del Zappa, tornò all’antico nome di Castagnino Secco (riunendo in un solo paese Tredossi, S. Martino in Beliseto e l’attuale Castelverde) e come tale lo ricordano tuttora gli anziani.

Fu nel 1954 che con delibera in data 13 Novembre n. 135 il consiglio comunale di Castelverde decise di abolire definitivamente la denominazione di Castagnino Secco per evitare il perpetuarsi della confusione tra il nome della frazione capoluogo ed il nome del comune nel suo complesso. All’epoca del fascismo, il comune contava 5.000 abitanti. Il definitivo passaggio a Castelverde, come nome sia del capoluogo che del comune, risale al 1959, quando venne presentata un’apposita domanda al governo centrale di Roma. Da allora, il nome di Castagnino Secco non è più comparso sulle carte geografiche.