Regione Lombardia

Il presidio territoriale di Breda de' Bugni

Ultima modifica 14 aprile 2017

di Luciano Roncai - Elisabetta Bondioni

Il complesso architettonico di Breda de' Bugni viene presentato in questa occasione come caso esemplare e rappresentativo di un particolare modello di gestione mministrativa, politica ed economica del territorio, in cui il ruolo difensivo, reso evidente dalle forme castellane sopravvissute nella residenza-casa padronale inserita nell'aggregazione costruita dalla cascina, rientra in un complesso sistema di cura, controllo e governo del territorio.

Quello che oggi costituisce un unico ambito amministrativo, il comune di Castelverde, è frutto dell'aggregazione relativamente recente di una serie di entità politiche e amministrative distinte, sopravvissute come tali fino al momento dell'Unità d'Italia.

L'ambito geografico di Castelverde, per le sue caratteristiche legate alla forte presenza di acque e per la stretta vicinanza al capoluogo Cremona, si presta in modo particolare a porsi come emblematico di un diverso metodo di lettura della gestione del territorio, in cui gli apprestamenti difensivi di cui è costellato, di antico impianto e quasi tutti convertiti ed inglobati all'interno di cascine, rappresentano punti di controllo e difesa territoriale, il cui oggetto di interesse sono soprattutto le reti e le vie d'acqua di cui il suolo è ricco, e che rappresentano il perno su cui si regge un'economia che ruota completamente attorno all'attività agricola. Oltre alla presenza dei corsi maggiori, il colatore Morbasco e il Naviglio Civico, il territorio nella zona di Castelverde è intessuto di molte rogge dispensatrici, che in alcuni pu8nti possono fungere anche da canali di scolo; è la sapiente gestione della rete irrigua, delle acque in arrivo e in transito, a rendere possibili miglioramenti colturali, a produrre ricchezza; e in tale contesto il controllo e la difesa del territorio, inteso come sistema produttivo, diventano cruciali per la sussistenza e lo sviluppo, per la sopravvivenza.

La cascina, in una simile lettura, è definita come complesso articolato di strade, acque, terreni, architetture residenziali e funzionali; e la difesa del territorio come operazione articolata che si manifesta fisicamente nelle forme di architetture militari e civili di acque, che assumono anche funzioni e valenze estetiche, e si ripercuotono altresì sul disegno del paesaggio agrario.

Il complesso di Breda de' Bugni, all'interno di tale sistema, costituisce un esempio fra i più noti e studiati anche grazie alle vicende storiche che l'hanno inveestita portandola nell'orbita di una delle famiglie più importanti del cremonese, di cui sono ancora esistenti gli archivi.

La cascina di Breda de' Bugni è infatti, nella provincia cremonese, uno degli organismi rurali meglio documentati, in quanto appartenuta alla nobile famiglia dei Trecchi, e soprattutto una delle cascine di più antico impianto, posta in una località che gli studiosi di storia anticha hanno individuato come segnata dalla presenza delle tracce dei più antichi insediamenti: un cardo ed un decumano della seconda centuriazione romana, risalente al 41- 40 a.C., lambiscono il lato meridionale e orientale del perimetro della cascina di Breda.

Mentre l'esistenza di possediemtni della famiglia Bugni nelle "chiusure" di Cremona è testimoniata da un primo documento datato 1241, il castello di Breda, che irspetto alla struttura tradizionale della cascina cremonese ha nella sua storia rivestito il ruolo di casa padronale, collocata ad occidente dello spazio centrale dell'aia, è attestato fin dal 1335: in un orgito di quell'anno si legge che PRimo Bugni ha castelle ed ampio possedimento in una "braida" suburbana. Al 1470 risale l'ultima notizia riferita alla famiglia Bugni: Giovanni Maria Visconti, duca di Milano, concede a Pino de' Bugni l'esenzione di imposta sulla villa e sul castello che ha in Breda.

I beni in Breda passano successivamente ai Castiglioni, e poi ai Trecchi; con il passaggio alla famiglia Trecchi, grazie all'esistenza di un archivio di famiglia ancora conservato, ordinato e consultabile, le vicende dei possedimenti legati a Breda ci sono relativamente note. Alla consultazione delle fonti scritte e iconografiche si sono recentemente affiancati rilievi e studi stratigrafici sugli edifici, che hanno portato ad un'approfondita conoscenza delle trasformazioni che il complesso architettonico ha attraversato, lette direttamente sui manufatti cui si è fatto riferimento quali documenti materiali, che recano in sè le tracce della propria storia.

Ai trecchi si deve il consolidarsi e lo strutturarsi di quella forma di gestione del territorio cui si faceva riferimento in apertura: il "castello", ingentilito nelle forme, impreziosito ed aggiornato nel gusto, emblema della potenza, della ricchezza, della cultura della famiglia, diviene sede del potere economico ed amministrativo locale, ed intorno ad esso comincia ad organizzarsi l'entità produttiva della cascina. Nel 1571 è documentata la costruzione di un caseificio e delle stalle sul lato settentrionale della corte, oltre alla presenza della casa del bergamino e di un pozzo, e viene anche edificato il mulino sul cavo Morbasco alle Chiusure; al 1631 risale la costruzione dell'oratorio, non più esistente almeno dal 1842, dedicato alla Madonna della Consolazione, dotato di campanile e sagrestia, lungo il muro di cinta della corte sul lato meridionale, al confine con la strada per la Costa. In un inventario descrittivo della cascina del 1646 si legge dell'esistenza, oltre che dell'oratorio, di quattro appartamenti vicino alla chiesa, di un forno, del ricovero per i maiali e per i polli e di alcune camere con camino, sempre sul lato meridionale del complesso; nel 1660 si è a conoscenza di lavori edilizi che riguardano l'edificio residenziale, il castello.

I documenti pervenuti consentono di seguire le fasi di edificazioen e di aggiornamento degli spazi funzionali lagati all'attività produttiva rurale, adeguamenti che corrispondono alla evoluzione nelle tecniche di sfruttamento del terrono. I catasti cinquecentesco di Carlo V e settecentosco di Maria Teresa d'Austria permettono di leggere le modificazioni colturali intervenute, e il diverso rapporto che matura tra agricoltura e zootecnia, che comporta di conseguenza la necessità di introdurre nuove funzioni e adeguate strutture.

Ai piccoli appezzamenti alternati a filari di alberi e macchie selvatiche si sostituisce lacoltivazione estensiva di seminativi, di aratori, grazie ad un sapiente controllo ed uso della rete irrigua; la disponibilità di foraggio favorisce la presenza del bestiame stanziale.

In tale contesto, che porta nel secolo XIX al fiorire anche nel territorio cremonese di ardite ed aggiornate architetture rurali quali stalle, magazzini, depoisti di granaglie, portici per il ricovero degli attrezzi, si iscrivono i lavori edilizi documentati anche a Breda de' Bugni nel corso dell'Ottocento. In un disegno della cascina risalente al 1818 sono raffigurate, oltre alle stalle per i buoi e per i cavalli nel lato settentrionale della corte, di fianoc alle stalle della vacche, le case dei contadini, insistenti sul lato orientale, che in un altro elaborato grafico raffigurante la cascina, datato 1842, appaiono ampliate e rinnovate. In questo stesso disegno sono raffigurati i barchessali sul lato meridionale, e risultano ingranditi i porcili ed i pollai soprastanti.

Nella seconda metà del secolo XIX vengono ricostruiti gli edifici del alto settentrionale, che si presentano ancora oggi nella loro consistenza: stalel in muratura con sovrapposto fienile e portico antistante, mentre alla fine dell'Ottocento sono realizzate sul alato occidentale le rimesse per il ricovero degli attrezzi.

Lo scorcio dell'Ottocento e il volgere del secolo, ocn i presupposti per i mutamenti di una struttura economica secolare e consolidata ma ormai prossima ad essere definitivamente superata, investono anche la consistenza fisica dei manufatti della cascina. A Breda de' Bugni il primo segnale è, nel 1874, l'interramento delle acque stagnatni delle fosse del castello, parte del sistema e del nodo idraulico un tempo da presidiare, su sollecitazioni e dietro ingiunzioni comunali, per motivi di salubrità.

Al secolo XX risale la graduale sottrazione della proprietà, il progressivo conseguente abbandono della abitazioni dei contadini e lo svuotamento delle stalle, lo smantellamento dei porcili e dei pollai lungo il lato meridionale del recinto della cascina, i tentativi di ridestinazione del complesso a fui si ricodnucono la piantumazione dell'aia e la costruzione del maneggio per i cavalli posto quasi al centro della grande aia.

A Breda de' Bugni la tipologia fortificatoria originaria, con la complessità che ne è conseguita e che si è cercato di presentare, è sopravvissuta alle trasformazioni funzionali e al degrato da abbandono, che nel suo caso non ha investito la casa padronale, ed è ancora leggibile la forma castellata, individuabile e riconoscibile la consistenza materica delle originarie costruzioni fortificate.

Nel castello di Breda de' Bugni le forme castellane giunte fino a noi evocano il ruolo primigenio dip residio-difesa, e consentono di leggerne le vicende storiche. Le narrano l'apparato decorativo rinascimentale legato al suo divenire sede di residenza nobiliare, il legame con il ruolo produttivo che ne fa la casa padronale di una cascina, che assume la funzione di centro di organizzazione produttiva e fulcro della gestione dell'assetto territoriale che vi gravita intorno. La villa-castello è nodo del controllo e della direzione delel attività produttive agricole, della getsione e del comemrcio dei prodotti agricoli e delle acque.