Regione Lombardia

Licengo

Ultima modifica 14 aprile 2017

di Giampaolo Gregori

Situato lungo la strada che da Castelnuovo del Zappa va a S. Martino in Beliseto, a nord della rogia Maggia - Ambrosina, il casale era composto nel Settecento da due mappali divisi in tre edifici, due a est, separati da un fosso irriguo e registrati come casa da massaro, ed uno a ovest, del quale nell'ultimo ventennio si sono occupati diversi autori, censito come palazzo, con aggregato un oratorio dedicato al Santissimo Nome di Maria.

Anche per questo sito non esiste documentazione archivistica specifica. I soli documenti reperiti sono generici e riguardano nel XVI sec. l'affrancazione di due terreni, uno, detto la Malghera, livellario verso la cappellania di S. Pietro apostolo nella chiesa di S. Luca, fatta da Ludovico oscasali, surrogando pt. 32 circa di terra in Livrasco date in investitura perpetua ai fratelli Mainoldi; l'altro livellario verso il priorato di S. Croce, surrogando un pezzo di terra in Livrasco posseduta dai fratelli Mainoldi, della quale erano stati investiti da Lodovico Oscasali.

Un terzo atto è relativo a un censo costituito nel 1613 dal medico fisico Gio. Batta Bonetti sopra due campi, denominati il Mancino e il Venale, bagnagi dalla seriola "il Cappellino", ai quali confinavano le sue proprietà e quelle di altri fratelli Bonetti, che forse erano al tempo i possessori dei poderi contigui.

Vi è chi asserisce che il luogo sarebbe appartenuto agli Umiliati di S. Cataldo e sarebbe passato nel 1557 ai Barnabiti, ma è certo, comunque, che nel 1755 il sito apparteneva a Giuseppe Visconti, figlio del fu Gaspare, e nel 1764 fu acquistato da Gaetano Cadolini. L'amministratore della Massa concorsuale dell'oberato Giovanni Cadolini, Giuseppe Bregazzi, lo vendette nel 1876 ai fratelli Angelo e Fortunato Turina, i quali l'alienarono nel 1889 a Maria Nadina Basilewschy maritata Sommi Picenardi, ai cui discendenti restà sino al 1951.

Le trasformazioni maggiori agli edifici antichi furono apportate alla casa da massaro, quasi completamente ricostruita nell'Ottocento, probabilmente prima che diventasse della nobile russa Basilewschy, quale grande corte chiusa, come testimonia la mappa del nuovo catasto (1901).

Degli antichi edifici della cascina pare rimanere forse soltanto la casa del fattore dell'angolo nord ovest, ma ciò nonostante l'intero edificio, benchè in abbandono e con la grande corte deturpata dalla "moderna" stalla vacche, conserva ancora qualche interesse nel grande fabbricato dell'ala nord, con il porticato, i fienili e la stalla ottocentesca delle vacche, bipartita e con soffitto a volte sostenute da archi a tutto sesto e colonnine di granito.

Anche il "Palazzo", prima dell'arrivo della nobile russa, deve essere stato convertito in cascina. Le fotografie aeree antecedenti il recente recupero strutturale mostrano infatti l'utilizzo dei fabbricati attorno alla grande corte nella tipica funzione agraria. case dei contadini nel lato est, casa padronale e del "fattore", nel lato sud, porticato nel lato ovest, barchessa nel lato nord, ove nell'angolo vi era la porta dei carri.