Regione Lombardia

Mancapane

Ultima modifica 14 aprile 2017

di Giampaolo Gregori

La cascina, oggetto d'attenzione in passato, è la più a nord del comune di Castelverde e si raggiunge dalla provinciale per Casalbuttano attraverso la strada poderale proveniente da occidente.

Nessun documento è sinora uscito dagli archivi al suo riguardo e nel catasto settecentesco il podere era di proprietà dei Padri Carmelitani di S. Bartolomeo di Cremona, che furono soppressi dai francesi che ne confiscarono i beni. La cascina fu pertanto intestata nel 1796 al Fondo di religione di Cremona e fu poi acquistata dagli Schinchinelli nel 1799. Assieme ai beni di questi fu ereditata da Giovanni Soresina Vidoni nel 1829, morto il quale l'eredità giacente era amministrata nel 1836 da Francesco Albertoni. Intestata nel 1837 alla figlia di Giovanni, Carolina Soresina Vidoni, minore rappresentata dalla madre Elena Bardovalin, la cascina fu venduta a Ferdinando e Bartolomeo Turna nel 1838, i quali l'alienarono nel 1871 a Spirito Repellini, i cui eredi risultavano ancora proprietari nel 1895.

Dalla bibliografia si apprende che nel 1901 sarebbe stata acquistata da Angelo Brugnoli, il quale l'avrebbe venduta nel 1922 ai Cabrini, attuali proprietari.

Posta sulla riva destra del Naviglio Civico di Cremona, nella mappa settecentesca era localizzata nel punto di un interessante snodo idraulico; infatti, le passavano accanto, numerose rogge (Garibolda, Cavallara, Bordegazza, Sanseverina). I fabbricati erano distribuiti in due nuclei: uno occidentale, composto da tre edifici ono congiunti fra loro che chiudevano una propria corte; l'altro orientale, composto da tre lati uniti fra loro a nord, con una corte aperta verso sud.

La mappa del nuovo catasto (1901) mostra invece un unico fabbricato che, pur ricalcando grosso modo la pianta dei due fabbricati settecenteschi ha un'unica ampia corte interna. Ha la forma di un rettangolo regolare smussato nell'angolo nord occidentale, per seguire l'andamento del braccio della roggia Cavallara che le passa accanto, dove vi è fra l'altro un'ampia breccia chiusa forse da una muraglia. Sulla fronte ovest si nota glià esistente la sporgenza del portale neogotico, costruito nel 1885, come indica il cartiglio dipinto all'interno nell'androne. La mappa non fa capire se fosse stata già costruita anche la torretta sud della facciata; comunque, contrariamente a quanto sinora creduto, essa non fu completata tutta assieme, bensì nel Novecento, anche se forse sulla base di un unico progetto. Probabilmente il proprietario dovette prima ottenere il permesso di rettificare il corso della Roggia che gli consentì di liberare lo spazio per l'angolo nord ovest, che fu completato assieme alla parte settentrionale della facciata. L'innesto del nuovo fabbricato sul precedente si è reso leggibile all'interno della corte, accanto all'androne del portale d'ingresso, nei muri attualmente scrostati.

La trasformazione della cascina potrebbe essere avvenuta in più tempi. Non è azzardato pensare che a darvi inizio siano stati, se non il Soresina Vidoni negli anni in cui ne fu proprietario, i Turina. I lavori poi furono proseguiti dai Repellini, ai quali è da ascrivere senza dubbio la facciata, terminata comunque dal Brugnoli, se non addirittura dal Cabrini, come parrebbero segnalare le lettere MC (Milanesi-Cabrini) inserite nello scudo all'esterno del portale.

Una parte dei fabbricati settecenteschi fu comunque inglobata nella nuova struttura, ne permangono certamente negli edifici dell'angolo nord est, dov'è la bella casa padronale, apprezzabile soprattutto dal giardino, dalla quale emerge il caratteristico campaniletto triangolare di gusto barocco. All'interno, il bocchirale con la volta a botte, che da accesso alla scala che sale ai piani superiori con ringhiera settecentesca di ferro battuto, termina verso il giardino con un anditello con soffitto a cupola semisferica. Nella cantina vi è una pietra inserita nel muro con inciso uno scudo che porta la data, leggibile come MDCCLXVI, che non è detto indichi però la data di costruzione dell'edificio.